domenica 4 ottobre 2009

Fantasia? Al contrario...

Ecco il momento che più di ogni altro temevo di dover affrontare.
Sapevo che sarebbe arrivato, sapevo che sarebbe arrivato in fretta, sapevo che non sarebbe stato facile affrontarlo. E non mi sbagliavo. Purtroppo non mi sbagliavo affatto.

Quando ti ho conosciuta, all'inizio di tutto questo, avevo la forza derivante dall'incoscienza di non sapere cosa sarebbe accaduto, una forza potente e inarrestabile; vedi qualcosa di grande, davanti a te, sai che devi riuscire ad arrivare là senza curarti dei costi, delle fatiche, dei sacrifici. Non hai aspettative, non hai dati che sappiano indirizzarti verso il successo o il declino, non sai nulla e di questa ignoranza ti fai forte, giù la testa e via così.

Poi le cose, come è inevitabile che sia, cambiano un po', cambiano molto.
Se prima era facile non pensare al... brutto, ora lo è infinitamente meno. Come si dice, non sai cosa sia la sete fin quando non assapori il sapore dell'acqua. Ed è vero. Quanto è vero.

Nei giorni scorsi sono stato felice, solo felice pensando a te e alla situazione che sto vivendo. Traspariva dalle mie parole, si vedeva nei miei occhi. E' stato un crescendo di sensazioni, pensieri, emozioni che prendevano vita ogni giorno.
Mi sono... abituato, sì, abituato ad aver bisogno di te per comprendere me stesso, a guardare i tuoi occhi per capire i miei, a sentire le tue parole per comprendere quelle che ancora non avevo pronunciato.
Mi sono alimentato della tua forza, è stato bello, è stato intenso, è stato insostituibile.
Ed ora, di punto in bianco, mi trovo a dover reggermi in piedi da solo quando meno me lo aspettavo.

Ma è giusto così, sono il primo a saperlo.
E' giusto che tu sappia trovare dentro di te le motivazioni, se davvero ci sono, per proseguire in questo cammino potenzialmente splendido ma sicuramente straordinariamente difficile. Non deve esserci nulla di indotto, nulla di forzato, nulla di poco convincente perchè è solo con grandi consapevolezze che si possono affrontare grandi prove, difficili, pericolose.

E, in fondo, questa è una prova per te come lo è per me.
E' difficile fermarsi quando c'è qualcosa di così importante per cui andare avanti, per cui lottare ed in un certo senso io vorrei che non ci fermassimo perchè proseguire, con te, è meraviglioso.
D'altro canto, però, ho la necessità che tutto sia chiaro e sincero, almeno quanto la stessa necessità la hai tu. E così come dal momento in cui si può parlare si ha la responsabilità di ascoltare, allo stesso modo io troverò la forza di attendere i tuoi pensieri e vedere dove ci condurranno.

L'uomo non è mai adesso, ma sempre in un futuro.

sabato 3 ottobre 2009

Camminare ad occhi chiusi

Tante cose dovevano cambiare. E molte di più sono cambiate. Ormai.
Mi sono avvicinato a te e ho sentito la necessità, forse, di sfiorare le tue labbra.
Non ci sono parole.
Non avrei voluto dividermi da quel momento per nessuna ragione. Lì, in quell'istante, non avevo bisogno di null'altro.
Quel gesto, così scontato a volte, così stereotipato in mille occasioni, per me significava tutto, un passaggio importante nel quale volevo trovarmi, un passo che dovevo e volevo percorrere. Con te.
E se così tanto quel bacio, quei baci, hanno dato in quegli stessi istanti, molto di più hanno dato nei momenti e nei giorni successivi. Non penso ad altro, il sentiero che vedevo è ora sempre più chiaro e limpido, davanti a me.
Ho la mente sconvolta da mille pensieri, la voce che vuole pronunciare una quantità di parole e il corpo che, non lo nego, sente di volersi esprimere con i suoi gesti. Tutto questo io lo so, ora. Lo sento e non lo nego in primo luogo a me stesso.

Non so cosa tu abbia provato, in quegli istanti per me così meravigliosi. So che la tua risposta, la risposta nella nostra seconda occasione :-), mi ha riempito di piacere e di felicità, perchè non si trattava di un cammino a senso unico. Al contrario. Ci stavamo scoprendo l'un l'altra, insieme.
Poi, nei giorni seguenti... il nulla. O quasi.
E come sempre, con te, non sono in grado di interpretare i silenzi, le mancate interazioni. Non ci riesco.
Da quando ti ho conosciuta non c'è mai stato posto, in me, per la rassegnazione, l'abbandono, il pessimismo. No. E non sarà certo questo il caso in cui tutto ciò inizierà. Al contrario, anzi.
Resta viva in me la speranza, piuttosto direi la convinzione, che questo apparente distacco possa essere una pausa che stai cercando di prendere per comprendere a pieno qualcosa che riesce ad essere spiegato solo con i suoi tempi, con calma. Non eci sono banalità, qui. Affatto. Dietro qualsiasi gesto, dietro qualsiasi parola c'è un significato sincero e profondo e se bisogna vivere il tutto intensamente e nel momento in cui accade, è anche vero che la piena comprensione di ciò che si vive avviene in seguito, quando ci si sofferma a fondo su coò che si è vissuto.

Spero sia così, lo spero davvero.
Certo, è molto comodo vederla in questo modo e me ne rendo conto, io per primo.
Ti bacio, Ci baciamo. Rimango colpito, incredibilmente colpito. Vorrei gridare al mondo, a te, la mia gioia. Rivederti. Rifarlo. Rifarlo per ore.
Dal tuo lato non mi arrivano riscontri, non ci sono riferimenti. Quasi come se non fosse mai avvenuto... Chiunque la vedrebbe come una sconfitta, come un segnale inequivocabilmente negativo.
Non io. E non per miei meriti particolari, non per una mal riposta forza di volontà. Nulla di tutto questo. Solo perchè ho riposto in te la convinzione che quanto sta accadendo è la cosa giusta da fare, la situazione giusta da vivere e non l'ho fatto perchè ti ho iconizzata ma, al contrario, perchè sei tu stessa ha plasmare nella mia mente (e forse non solo lì) l'idea di quello che sei e che sta accadendo tra noi.

Questo è il mio pensiero. Questa è la mia idea. Questa è la mia forza.
Ma non sono solo, non potrei essere così convinto se ci fossi solo io. E questa forza ha bisogno di essere alimentata, questa forza ha bisogno di te.
Avrei voluto vederti subito dopo ma, come tu stessa mi hai detto, non c'è nulla di facile in tutto questo e quindi è, in un certo senso, scontato che ci siano difficoltà.
Non temo le difficoltà, anzi è importante riuscire a travolgere perchè sono prove costanti di quanto sia vero e legittimo ciò che sta accadendo. Ma il saperle affrontare non significa non aver bisogno di un aiuto, di una condivisione di idee e di pensieri, ho bisogno di te e di sapere che tutto quello che sta accadendo è qualcosa che anche tu vuoi vivere.
Posso sopportare tutto, ma non l'idea che tu possa trovarti in una situazione nella quale non vorresti trovarti o non vorresti vivere con me.
Per questo vederti è importante, perchè quando ci vediamo si capisce così tanto che nessun pensiero autoindotto saprebbe fare altrettanto; parlare è fondamentale, vedere i tuoi occhi lo è forse ancora di più. Sto iniziando a capire come interpretarli e non posso fare a meno di leggere qualcosa che è in grado di appassionarmi.

Voglio vederti, mai come ora.

giovedì 24 settembre 2009

Il risveglio dal sogno

Si dorme. Si serrano gli occhi. Si sogna.
Si vive in un mondo elaborato, complesso, fantasioso, a volte assurdo, spesso bello, incantato.
E' questo quello che mi è accaduto in questi ultimi giorni o, meglio, poteva sembrare che fosse proprio questa la mia situazione. Una fantasia, un disegno immaginario, una speranza ribaltata su un piano che voleva, ma forse non poteva, essere reale. Ho coltivato i miei pensieri studiandoli, esaminandoli da tante prospettive, li ho tastati saggiandone la resistenza, in modo spietato e sincero. L'unico modo in cui so affrontare le situazioni che vivo.
Tutto troppo preciso, tutto troppo definito. Tutto troppo chiaro.
Doveva essere un sogno. E presto, troppo presto, mi sarei svegliato.

E difatti è successo.
Mi sono svegliato e al mio risveglio ho scoperto una realtà alla quale, in fondo, non ero abituato: la realtà dei fatti era migliore di quella onirica. Molto migliore.
Non migliore perchè vera, tangibile (sì certo, anche per questo) ma migliore perchè non derivante più solo da un mio pensiero su un qualcosa che non avevo direttamente di fronte a me. No.Ora la mia verità è lì, a confronto diretto con me. La situazione che mi trovo a vivere ha impattatato in modo piacevolmente doloroso e intenso.

Sapevo che mi avresti colpito, non poteva che essere così perchè se avessi pensato che tu fossi una persona normale o una persona "solo" molto particolare... beh, non saresti riuscita a generare in me tutto questo turbine. E se tanto eri riuscita a fare con poco (non direi con niente, no, ma con poco), vedendoci chissà cosa avrei vissuto.
Ma pur sapendo che qualcosa, in me, sarebbe successo, non ero preparato a questo.
Guardarti mentre i tuoi occhi cercano la verità, vedere come cambiano espressione quando renditua una consapevolezza, vedere un sorriso allargarsi sulle tue labbra, soffermarsi sull'espressività del tuo corpo mentre ti muovi davanti a me cercando, con i gesti, di conciliare l'arrivo di parole atte ad esprimere pensieri così complicati da comprendere pienamente... Tutto, tutto questo è semplicemente meraviglioso.
Non ti vedo da un solo giorno, eppure non vedo l'ora di poter passare nuovamente la mia serata con te...

Anche ora, in fondo, la situazione non è molto diversa da quel primo giorno.
Non ho idea di dove tutto questo mi porterà, non ho idea di dove ci porterà. Ma ogni singolo passo fatto mi convince che altri cento meritano di essere percorsi insieme. Ne sono convinto, ne sono certo, voglio scoprire in che modo questa realtà ha saputo superare un sogno già esso stesso meraviglioso.

martedì 22 settembre 2009

Quando l'irrefrenabile incontra l'inamovibile

Sembra che queste parole, infine, non rimarrano sconosciute a lungo.
Le leggerai, forse oggi stesso, forse a breve, in ogni caso accadrà.
Chi sa se questa consapevolezza cambierà il mio atteggiamento nei confronti di questo muro... no, non credo. In fondo mi sono sempre rivolto a te, sin da quella notte incredibile in cui la mia mente mi ha mostrato con così tanta chiarezza quello che andava prefigurandosi come qualcosa di incredibile, di incomprensibile. Di folle.
Quando i tuoi occhi (o povero me, non pensarci, non pensarci, non adesso) scorreranno su queste lettere, non interpretare tutto questo come un qualcosa che non sono in grado di dirti a voce. Affatto, lo farei molto volentieri.
Scrivo. Scrivo perchè mettere nero su bianco quello che vivo, e farlo mentre lo vivo, è un modo sincero di porre su un piano più concreto quello che altrimenti potrebbe essere interpretato come il fugace momento di una mente distratta, fantasiosa, pindarica.

I miei pensieri, in questi ultimi giorni, stanno marciando veloci, bruciano tappe che probabilmenteneanche esistono, macinano concetti ad un ritmo per me difficile anche solo da percepire. Non ho altro modo di capirmi se non stendere tutto su di un piano, aprirlo, scandagliarlo, ripassarlo e studiarne cause, provare a prevederne effetti. Prevedere? Ma chi voglio prendere in giro...
Quando cerchiamo di immaginare cosa accadrà, spesso non tentiamo di immaginare cosa ci porterà il futuro, cerchiamo piuttosto di imbrigliare una verità che ci appare fuori dagli schemi e di ricondurre al nostro contollo un cammino che sembra aver smarruto la sua razionalità molto tempo prima. Non sono qui per incanalare nulla, men che mai ho intenzione di occludere un'idea che si sta aprendo nella mia mente. E che la mia mente, stessa,sta aprendo.

Ho sempre pensato di saper tutto di me, di essere in grado di comprendere i momenti nell'istante stesso in cui li vivevo, di poter arginare con la mia analisi le stranezze che man mano mi sarei trovato a vivere. E' stata una certezza rafforzata, nel tempo, da mille e più situazioni che mi hanno confermato queste supposizioni.
Poi, un bel giorno, arrivi tu. E tutto cambia.
Mi fai sentire uno straniero nella casa dei miei pensieri, mi poni di fronte ad un confronto con me stesso che mai, mai nella vita, avrei pensato di dover affrontare. Eppure... eccoci qui, a vivere un qualcosa che mi sarebbe sembrato paradossale sino a poco, davvero poco, tempo fa.
Quanto è vero che è tutto relativo... quanto è incredibilmente vero!

Mi piace scandagliare dentro me stesso, scavare a piene mani negli abissi della mia interiorità. L'ho fatto, a lungo, in queste ultime settimane e ciò che ne è scaturito è stato qualcosa che solo il tempo riuscirà a farmi comprendere a fondo; per ora mi limito ad ammirarne la grandezza e la profondità, mi baso su un impatto frontale che ha mosso qualcosa che mai avrebbe potuto essere scosso. Lo pensavo. Lo credevo. Lo sapevo. E mi sbagliavo.

Ora però tutto è cambiato. Tutto.

Mi accorgo di non bastare più a me stesso in questo cammino di comprensione, mi rendo conto che questa analisi non posso affrontarla da solo, chiudendo gli occhi per pensare (non farlo, è peggio, chiudere gli occhi non ti impedirà di vedere...).
Mi servi tu, mi serve vedere il tuo sguardo mentre percepisci queste verità, mi servono le tue domande per arrivare là dove non so arrivare da solo, mi serve averti di fronte a me per vedere la tua reazione ad ogni tassello aggiunto.
Non prendermi come ossessivo. O soffocante :-) Al contrario... insisto perchè ho bisogno di aria per ossigenare i miei pensieri e mi accorgo che quando ti ho vista e ho potuto finalmente esternarti ciò che avevo dentro, allora lì sì che ho saputo respirare.
Sei tu l'aria che entra nei polmoni di tutti i miei ultimi pensieri. Ha senso fare finta che non sia così? Non credo.

Vacillo. E mai situazione è stata più imperdibile di questa.
Sono qui, sono a questo punto, ora. Con te. E non vorrei essere da nessun'altra parte.

sabato 19 settembre 2009

Il cammino verso la verità

Il momento, finalmente, sta arrivando.
Quale che sia il suo esito, sia che tutto prosegua lungo i binari della felciità o che si arrivi ad una delusione messa in preventivo, è questo il cammino che deve essere seguito.
Questa settimana è stata lunga, significativa, gonfia di segnali purtroppo non sempre buoni, non tutti utili alla mia "causa". Ma non pensavo davvero che sarebbe stato un sentiero disseminato di petali di rosa, vero? Certo, ogni difficoltà è diversa dalle altre ed io spero solo che non si giunga ad una situazione davvero troppo scomoda per essere gestita.

Mi ripeto, sempre, costantemente, che gli occhi devono essere tenuti aperti, che non ha senso rifiutare una verita, qualsiasi verità, perchè non è ignorando ciò che accade che possiamo davvero evitare le tristezze che ne derivano.
Occhio non vede, cuore non duole... sì certo, come no. Non sono fatto così, non ragiono in questo modo, preferisco sopportare grandi sofferenze che crogiolarmi in splendide illusioni. Sono stupido, forse. E sono contento di esserlo.
Certo, mai come in questa occasione spero che i miei occhi si stiano sbagliando, che le mie interpretazioni siano errate e frutto di un vortice mentale dal quale saprò uscire solo vedendoti, parlandoti, scorgendo nei tuoi, occhi, una verità che ancora non sono riuscito nemmeno a sfiorare.

Mi hai detto di essere confusa, in questo periodo, di non sapere cosa vuoi, cosa vorresti avere, cosa davvero ti interessa. Mi hai ripetuto che sarà difficile capire qualcosa, che potrebbe essere inutile, se non doloroso, provare a confrontarsi. Me lo hai ripetuto, tante e tante volte. Ma non posso non sperare che alla fine, in qualche modo, vederci possa davvero servire se non a me almeno a te.
Ho come la strana, forse brutta, sensazione di fare qualcosa di veramente utile, ma non di utile per me. Spero, almeno, che questo confronto duro e diretto possa servire al tuo cuore e alla tua mente per smuoversi da uno stato nebbioso nel quale sono convinto che tu ti stia trovando a vivere.

Il momento, finalmente, sta arrivando.
Mi mancano solo alcuni pezzi per comporre il puzzle, alcune domande che devono trovare risposta e alcune considerazioni che devono essere rifinite. Quando tutto sarà pronto, il momento potrà finalmente giungere.
Si tratta di pochi giorni, ormai. Pochi. Ma i più importanti.

Non avrei mai pensato che avrei potuto essere colpito così in profondità eppure hai saputo stravolgere ogni mia certezza.
Sei splendida, anche solo per esserci riuscita.

martedì 15 settembre 2009

Tigre in gabbia

Guardarti è sempre più difficile. Più bello.
Ma di che colore sono, i tuoi occhi? E' un castano profondo, variegato, estremo. Non riesco a definirlo, a percepirlo, troppo poco è il tempo che riesco a dedicar loro senza perdermi dentro di te. Come vorrei accarezzarti il volto ammirando la tua calda bellezza senza proferir parola...
Non so davvero quanto tempo riuscirò a resistere senza confidarti tutto... mi sento come una tigre rabbiosa ricnhiusa in una gabbia troppo stretta. La tensione che mi pervade è troppo intensa e costante perchè io sia in grado di imbrigliarla.

Quando ti confesserò ogni cosa, quando ogni pensiero sarà rivelato ed ogni segreto, chi lo sa, svelato... sii consapevole che tenermi tutto dentro è stato difficile e doloroso e che mai avrei voluto sbatterti in faccia tutta la verità se non fosse stato assolutamente impossibile evitarlo.
Se mai, presto o tardi, leggerai queste parole, rincuorati con la consapevolezza che non hai smosso un animo semplice ai turbamenti ma che, anzi, hai saputo smuovere l'inamovibile.

Ah, quasi dimenticavo. Grazie del cucchiaino ;-)

lunedì 14 settembre 2009

Percepire l'impercettibile

Si sale. Si scende. Non si riesce a comprendere dove ci si trova quando, sempre, ciò che abbiamo intorno si muove con noi, muta, modifica il suo stato.
La tanta fatica fatta per cercare di trovare qualche appiglio da cui partire, i mille pensieri spesi nel cercare di interpretare un gesto, un'espressione, una parola, tutto finisce per rivelarsi vano quando, in un istante, tutto scompare.
Leggo delle scritte impresse nella mia mente, le vedo, nitide, sono stampate in modo indelebile, lo vorrei; parto da lì, cerco di costruire una idea dentro di me quando, senza preavviso, accade. Tutto prima sbiadisce leggermente, poi svanisce del tutto e quelle scritte fino a quel momento così immutabili si rivelano flebili, come gesso spazzato via da una spugna imbevuta d'acqua.

Ero bambino, giocavo sulla spiaggia e cercavo di costruire improbabili strutture architettoniche. Secchielli, rastrelli, palette. E sabbia. Sabbia bagnata.
La stringevo tra le dita, spingevo in profondità le mie mani e quella sostanza mi sembrava così forte, così resistente, così dura sotto la mia stretta. Poi, fiducioso, la tiravo verso di me e man mano quella infinità solidità si trasformava in qualcosa di terribilmente sfuggente e ciò che prima era reale, tangibile, sicuro, si tramutava... in nulla. Senza che io potessi far nulla per evitarlo. Anzi, al contrario, più cercavo di stringere per evitare di perdere ogni frammento di materia, più i granellini sfuggivano rapidi al mio tocco tornando là dove li avevo raccolti.
E' una sensazione strana, una sensazione... brutta. Vivida. Unica.
Ed è quello che mi sembra di vivere in questi giorni. Ma non si tratta più di un gioco, non si tratta di un passatempo, non è di terra e acqua che si parla, ora.
Là dove c'erano sassolini ora ci sono speranze, quelle che prima erano le mie mani ora sono la mia mente ed il mio cuore e se alzavo la testa, allora, vedevo il mare; ora vedo una lunga distesa bianca sulla quale scrivere il mio destino, il mio futuro. Era bianca. Ora si scurisce sempre più.

Sento una pulsione sempre più forte, dentro di me. E' quasi una necessità, una pressione che con difficoltà la valvola del mio istinto di conservazione riesce a contenere.
Vorrei dirti tutto, aprirmi senza freni e dirti con mille e mille parole ogni pensiero, ogni idea, ogni parola. Forse non sarebbe necessario, chi lo sa, potrebbe bastare uno sguardo e capiresti ogni cosa; se lasciassi liberi i miei occhi di trasmettere ciò che c'è dentro di me, allora davvero parlare sarebbe inutile.
Sarebbe bello poterti dire ogni cosa, sarebbe bello e sarebbe, diciamolo, molto comodo. Molto semplice. Che difficoltà c'è nell'esporre il più intimo lato di noi a chi è in grado di capire?
Sarebbe più facile, infinitamente più facile, dirti tutto e non dover premere costantemente sulle briglie delle mie emozioni cercando di mascherare, in modo spesso così goffo, ciò che non vuole, forse non deve, essere mascherato.
Sarebbe terribilmente facile dirti tutto e vedere la tua reazione, ponendo termine a questo lento e costante stillicidio di speranze. Ti dico tutto, mi apro, ecco a te, questo sono io. La prossima mossa è tua. Se ho una speranza, se le mie convinzioni non sono vane allora da lì si può partire, se invece sto costruendo un castello sul nulla allora sarebbe meglio, assai meglio, saperlo prima. E smettere di crearsi false illusioni.

Sarebbe facile. Altrochè.
Ma non è così che deve andare.

Ci sono tante e tante ragioni per cui non è questo ciò che deve essere fatto.
La prima è forse tanto lampante quanto banale. Cosa penseresti di una persona che in così poco ha capito (crede di capire, penseresti) così tanto? E' pazzo, è stupido, ha preso una cotta adolescenziale, sì la cosa mi fa piacere ma in fondo sono solo parole, deve pensarci su, corre troppo. Non voglio che tu possa pensare nulla, nulla di tutto ciò. Perchè nessuna di quelle espressioni si avvicina a quello che sto vivendo.
La seconda ragione è più nebulosa ma non meno importante. Per quale ragione devo far ricadere su di te la difficoltà di una situazione nella quale non hai voluto trovarti? Sarebbe da vigliacchi passarti la palla proprio ora, quando non ho idea di come gestirla. Devo affrontare le mie paure, le mie insicurezze e tirare dritto senza curarmi di dove tutto questo potrà condurmi.

A mente fredda so benissimo, io per primo, che dovrei fermarmi immediatamente, che avrei dovuto fermarmi parecchio tempo fa. Ne sono certo.
Questa consaevolezza la ho, ben chiara, non sono cieco di fronte a ciò che so.
Per questa ragione non ho intenzione di lasciar cadere tutto, proprio per questa ragione. Se tutto, se ogni pensiero razionale di me mi ripete, mi urla, di smettere immediatamente e nonostante questo io non riesco a smettere di pensare a te... forse vale davvero la pena vedere tutto questo dove mi condurrà. Dove... ci condurrà.

Troppo ottimismo? No. La consapevolezza che, anche se sapessi che tutto andrà male, ripercorrei ogni passo perchè ad ogni parola scambiata e ad ogni sguardo fuggevolmente lanciato, quel fuoco che tento di soffocare si riaccende con sempre maggior forza.

C'è qualcosa. Qualcosa che non comprendo. E mi fa andare avanti.

sabato 12 settembre 2009

Il suono del silenzio

Un'altra settimana è trascorsa. E quello che poteva essere un fuoco di paglia, una illusione, si è rivelato essere ben altro. Il miraggio non era affatto una finzione, era solo la visione anticipata di qualcosa che sta emergendo con sempre maggiore forza.
Quello che mi è accaduto ieri sera è qualcosa che io stesso ho paura di ricordare, non riesco nemmeno a trascriverlo qui, dove so che nessuno legge, nessuno mi scopre... qui, nel mio piccolo rifugio mentale non riesco a raccontare, figuriamoci a spiegare, quello che ho vissuto.
Ma è successo, anche se faccio finta che non sia così.

Come posso essere cieco di fronte a ciò che vedo, sordo di fronte a ciò che sento e immune a quella mano che sfiora le più profonde corde del mio essere?
Sei tutto questo. Sei molto di più.

Mi hai parlato di una tua buffa, anche se dolorosa, caduta ed io ti ho raccontato di alcune delle mie.
Non ti ho ancora raccontato quella più importante, più assurda, più incredibile e più dolorosa, forse, ma anche più vivida e intensa, quella che ha fatto vacillare ogni mia convinzione e mi ha fatto cadere in un bagno di pensieri, parole, sensazioni che non pensavo di poter provare.
Come hai saputo fare tutto questo? Come sei stata in grado di lasciare un segno così profondo in me? Non so ancora rispondere, ma so che non sarei me stesso se lasciassi perdere tutto per... per cosa? Per paura. No, non abbandonerò questa via. Sei troppo, troppo, troppo.

Buona notte mio splendido punto interrogativo.

mercoledì 9 settembre 2009

Fare. O non fare. Non c'è provare.

Non riesco a guardarti... Devo pensare ad altro, devo distogliere la mente e gli occhi da te o tutto, sempre, finisce.
Perchè si perde la lucidità proprio quando questa ci serve di più? Perchè riusciamo a mostrare il peggio di noi quando abbiamo un colpo secco da usare e... alla fine si sa, o va bene o va male?
Mi sono bruciato. Lo so. Lo sento. O forse non sono mai stato in ballo. Ma non posso partire in partenza sapendo che quella corsa, in fondo, non può essere mia. E quindi mi butto, abbasso la testa per non vedere gli ostacoli e sbattergli contro come un toro in carica, sperando di travolgere tutto ciò che si frappone tra me... e te. Semplice, diretto.

Quando ti ho vista, la prima volta, ho visto nella mia mente una scenetta durata pochi istanti ma che si conferma, ogni giorno che avanza, come la sintesi di tutto quello che sto vivendo.

"Ecco, tieni, questa ragazza è tua. E non solo, ecco a te un gettone per permetterti di cambiare in lei quello che vuoi."
"Riprendi in dietro il tuo gettone, è così che vorrei che fosse. Ed è così che è."

Mi sono bruciato. Ma questo non conta, ora.
Non sono mai stato un tipo dai facili interessi e non so, in fondo, il perchè. Tutt'al più capita qualche interesse sfuggente, la classica occhiata di un qualcosa che è appariscente, di qualcosa che tenta di attrarre ma che, dopo uno sbattere di palpebre, svanisce senza lasciare traccia.
Qui no, qui sta accadendo qualcosa di diverso, qualcosa al quale non ero preparato. Sono ad un punto difficile da capire e ancor più da spiegare... mi trovo nella situazione da non desiderare tanto il baciarti, lo sfiorarti, mi trovo a vivere una condizione nella quale il semplice vederti mi trasporta lontano. Il semplice pensarti annulla ciò che ho intorno.

Parlo come un adolescente investito dal suo primo colpo di fulmine, è vero. Forse sono ridicolo, chi lo sa, forse addirittura patetico.
Ma cosa dovrei dire, se non questo? Non sono forse io che, quattro giorni dopo averti conosciuta, mi sono ritrovato a rigirarmi nel letto tutta la notte senza riuscire a prendere sonno? Non sono forse io che non sapevo, e tutt'ora non so, allontanare dalla mia mente l'immagine dei tuoi occhi meravigliosi?

Vorrei saperti colpire. So che se quando siamo insieme riuscissi ad essere me stesso, se sapessi mostrarti ciò che sono allora sì, non sarebbe un tentativo mal speso. Non ci sarebbe, poi, qualcosa da recriminare.
Ma come posso essere me stesso, il me stesso libero da assurdi pensieri, quando anche solo pensandoti perdo il lume e da una mezza parola ipotizzata, passo a scrivere righe e righe su pochi minuti trascorsi insieme?
Ti penso e la mente, la mia mente che tanto adoro e sulla quale so di poter contare (sapevo...), diventa abulica.
Se oltre a pensarti, ti vedo anche... ascolto la tua voce... sento il tuo profumo...

Speravo, in un certo senso e per una assurda forma di autodifesa, che tu fossi antipatica, noiosa, montata, banale. Doveva essere così. Una qualche legge non scritta di compensazione lo prevedeva. Potevi essere 'solo' assurdamente bella e nulla più. E tutto sarebbe finito, ancor prima di cominciare.
Potevo non provare a scriverti, potevo restare nella mia... speranza che tu davvero fossi solo esteriorità. Ma non potevo non scoprirlo, forse davvero eri qualcosa che mai mi era capitato di incontrare.

E così ti ho scritto, ho cominciato a conoscerti. E non è servito molto a capire che la mia stupida speranza, quel mio vano desiderio che tu fossi poca cosa per non urtare il mio guscio... beh, era solo una massa enorme di stupidità.
Banale? Noiosa? L'avrei capito in un attimo, se c'è una capacità che ho sempre avuto è quella di capire le persone in poco, pochissimo tempo. Se fossi credente lo chiamerei 'dono', visto che non lo sono la chiamo semplicemete fortuna.
E così è stato, se è servito un attimo per scoprire che sei fantastica, in ancor meno ho capito che dentro, in fondo, sei altrettanto meravigliosa.

E questo è un problema. E' uno stramaledetto problema.

Mi dicono che non devo espormi, che la tattica prevede di comportarsi diversamente...
Tattica? Se fossi in grado di adottare una tattica, ora non sarei così terribilmente fuori dalle mie capacità.
E, inoltre, tu non hai avuto bisogno di nessuna tattica per spingermi dove sono ora.
Non sarebbe corretto ricorrere a trucchetti subdoli per tentare di cogliere qualche opzione. Affatto.

Quando e se mai leggerai queste parole, forse, sorriderai.
Forse sapevi già tutto.
Forse speravi di aver interpretato male sapendo, in cuor tuo, che non c'era nessun errore.
Quale che sia la situazione che si verificherà, è giusto tu sappia tutto, nel tempo e col tempo.

martedì 8 settembre 2009

Panta Rei

Sono le 2. Le 2 di notte.


Non dovrei essere qui, non ora, non con questi pensieri. Ma, anche se continuo a ripetermelo, la situazione non cambia; più la spingo lontano da me, più torna indietro con forza come un crudele elastico regalatomi dal destino.

Non so cosa ho in mente, non so quello che mi circola dentro, soprattutto non so come trovare il capo di un nastro che si aggroviglia intorno a me senza sosta; è un turbine che mi fa perdere ogni punto di riferimento, ognuna di quelle certezze che tanto ho difeso negli anni e sulle quali credevo, sempre ho creduto, di poter costruire la mia vita. Sbiadite. Nascoste. Forse.


Non voglio rileggere le parole che stanno uscendo dal mio interno, ho paura di quello che potrei capire, ho paura di quello che potrebbe essere nascosto tra le righe. Non voglio avere paura, la paura annebbia la mente, la paura stende una velo che impedisce di comprendere ed io, mai come ora, ho un disperato bisogno di saper comprendere e di dominare le mie emozioni. Dovrei dire, forse, sentimenti?


Come può una vita cambiare così tanto in così poco tempo?


Abbasso le palpebre, tento di celare alla vista qualcosa che vedo ma non con i miei occhi.

E' tardi, mi dico, riuscirò a dimenticare. Riuscirò a non pensarci.

Mi illudo. E l'illusione dura poco. Troppo poco.

Chiudo i miei occhi e altri due occhi si schiudono davanti a me. Due... occhi nocciola. E loro, no, loro non si chiudono mai.

Vorrei affiancare degli aggettivi, delle metafore, vorrei essere in grado di stampare con la parola quello che provo quando... sì, quando li vedo. Ma non sono in grado di farlo e questo, forse, mi spaventa più di ogni altra cosa.

Qualcuno li paragonerebbe a fari nella notte... Qualcuno direbbe che sono lo specchio dell'anima... Mi sembrano solo delle incredibili banalità e, soprattutto, delle banalità mostruosamente inadeguate.

Non è questo. E' qualcosa di diverso, qualcosa di più... ecco. Semplicemente qualcosa di più.


Ora so, ora sento di dover abbandonare questi pensieri o, meglio, di doverne abbandonare la loro trascrizione.

Potrei andare avanti ore a scrivere ciò che sento ma temo che, facendolo, risulterei così terribilmente preso da risultare, a tratti, ridicolo. Perchè no, patetico.

Mi illudo che abbandonando questo scritto, che gettandomi nel letto e sperando che il sonno interrompa, per qualche ora, questo vortice... la situazione si stemperi, la temperatura scenda, la normalità torni ad essere la normalità.

Ma è un palliativo. Una finzione alla quale non riuscirei a credere neanche impegnandomi. Come posso mentire a me stesso? Riconoscere ciò che vedo è forse l'unica ancora alla quale posso aggrapparmi. Spero sia davvero così perchè, ora, non vedo più alcun appiglio.

Sembra buffo, detto da uno che dei punti fermi ha fatto una propria strategia di vita. Punti fermi, pensieri ragionati, studiati a fondo per poter essere certi di ciò che si fa basandosi su di essi; pietre stabili sulle quali basare il proprio cammino. Poi ti giri, guardi il tuo percorso e ti accorgi che quei massi, forse, non sono così stabili... e tutto inizia a tremare sotto di te senza che alcun passo sia più così sicuro.

Sembra davvero buffo. Sembrerebbe. Ma è della mia vita che sto parlando e, di buffo, non riesco proprio a vedere nulla.


Non rileggo le mie parole, non ho intenzione di farlo. Ma so per certo di aver parlato senza aver detto nulla.

Nessuno, perchè dovrebbe, leggerà questi scritti e se mai lo farà avrà forse moti di incomprensione verso un concetto che mal si adatta ad essere spiegato. Tantomeno se a spiegarlo è qualcuno che non lo ha del tutto chiaro.

Del tutto? Sarebbe meglio dire per nulla...


Intorno a me vedo ormai solo ciò che non ho e che sento di dover avere per sentirmi diverso, per sentirmi migliore, per sentire che quello che vedo non lo vedo solo nella mia mente ma tocca le più profonde corde del mio io.

Lancio idee, ragionamenti, distrazioni, tento ogni soluzione per togliere il fuoco da tutto questo ma è inutile, è stupido, è infantile.

Arrivo a credere che prima o poi qualcosa di impossibile possa davvero accadere e che tutto quello che ho sempre pensato essere inamovibile, possa smuoversi lasciano lo spazio a scenari del tutto impensabili sino a poche ore fa.

Ritorno indietro, di qualche giorno, ripercorro le fasi che mi hanno condotto in questa situazione; cerco punti poco chiari, punti che facciano vacillare la folle idea che macina la mia mente. Ma non ne trovo. Resto nel mio limbo e più ragiono più mi accorgo che ragionare, ormai, è del tutto inutile. La soluzione, ammesso che esista, non è razionale.

Il senso di tutto questo è forse uno solo, è la volontà di dire a me stesso che non sono in grado, non voglio..., fermare quello che sento perchè sarebbe come negare una parte di me, una parte di me che mi preme dentro con forza.

Avrebbe senso violentare sè stessi mettendo il bavaglio ai propri pensieri senza che questi sappiano trovare la propria via? Non so dove mi condurrà tutto questo, ma so che non saprei guardarmi allo specchio con onestà se voltassi il mio cammino tornando indietro.


Sono passati oltre duemila anni ma, in fondo, il senso della vita è forse ancora quello indicato dal filosofo.

Tutto scorre.