Sembra che queste parole, infine, non rimarrano sconosciute a lungo.
Le leggerai, forse oggi stesso, forse a breve, in ogni caso accadrà.
Chi sa se questa consapevolezza cambierà il mio atteggiamento nei confronti di questo muro... no, non credo. In fondo mi sono sempre rivolto a te, sin da quella notte incredibile in cui la mia mente mi ha mostrato con così tanta chiarezza quello che andava prefigurandosi come qualcosa di incredibile, di incomprensibile. Di folle.
Quando i tuoi occhi (o povero me, non pensarci, non pensarci, non adesso) scorreranno su queste lettere, non interpretare tutto questo come un qualcosa che non sono in grado di dirti a voce. Affatto, lo farei molto volentieri.
Scrivo. Scrivo perchè mettere nero su bianco quello che vivo, e farlo mentre lo vivo, è un modo sincero di porre su un piano più concreto quello che altrimenti potrebbe essere interpretato come il fugace momento di una mente distratta, fantasiosa, pindarica.
I miei pensieri, in questi ultimi giorni, stanno marciando veloci, bruciano tappe che probabilmenteneanche esistono, macinano concetti ad un ritmo per me difficile anche solo da percepire. Non ho altro modo di capirmi se non stendere tutto su di un piano, aprirlo, scandagliarlo, ripassarlo e studiarne cause, provare a prevederne effetti. Prevedere? Ma chi voglio prendere in giro...
Quando cerchiamo di immaginare cosa accadrà, spesso non tentiamo di immaginare cosa ci porterà il futuro, cerchiamo piuttosto di imbrigliare una verità che ci appare fuori dagli schemi e di ricondurre al nostro contollo un cammino che sembra aver smarruto la sua razionalità molto tempo prima. Non sono qui per incanalare nulla, men che mai ho intenzione di occludere un'idea che si sta aprendo nella mia mente. E che la mia mente, stessa,sta aprendo.
Ho sempre pensato di saper tutto di me, di essere in grado di comprendere i momenti nell'istante stesso in cui li vivevo, di poter arginare con la mia analisi le stranezze che man mano mi sarei trovato a vivere. E' stata una certezza rafforzata, nel tempo, da mille e più situazioni che mi hanno confermato queste supposizioni.
Poi, un bel giorno, arrivi tu. E tutto cambia.
Mi fai sentire uno straniero nella casa dei miei pensieri, mi poni di fronte ad un confronto con me stesso che mai, mai nella vita, avrei pensato di dover affrontare. Eppure... eccoci qui, a vivere un qualcosa che mi sarebbe sembrato paradossale sino a poco, davvero poco, tempo fa.
Quanto è vero che è tutto relativo... quanto è incredibilmente vero!
Mi piace scandagliare dentro me stesso, scavare a piene mani negli abissi della mia interiorità. L'ho fatto, a lungo, in queste ultime settimane e ciò che ne è scaturito è stato qualcosa che solo il tempo riuscirà a farmi comprendere a fondo; per ora mi limito ad ammirarne la grandezza e la profondità, mi baso su un impatto frontale che ha mosso qualcosa che mai avrebbe potuto essere scosso. Lo pensavo. Lo credevo. Lo sapevo. E mi sbagliavo.
Ora però tutto è cambiato. Tutto.
Mi accorgo di non bastare più a me stesso in questo cammino di comprensione, mi rendo conto che questa analisi non posso affrontarla da solo, chiudendo gli occhi per pensare (non farlo, è peggio, chiudere gli occhi non ti impedirà di vedere...).
Mi servi tu, mi serve vedere il tuo sguardo mentre percepisci queste verità, mi servono le tue domande per arrivare là dove non so arrivare da solo, mi serve averti di fronte a me per vedere la tua reazione ad ogni tassello aggiunto.
Non prendermi come ossessivo. O soffocante :-) Al contrario... insisto perchè ho bisogno di aria per ossigenare i miei pensieri e mi accorgo che quando ti ho vista e ho potuto finalmente esternarti ciò che avevo dentro, allora lì sì che ho saputo respirare.
Sei tu l'aria che entra nei polmoni di tutti i miei ultimi pensieri. Ha senso fare finta che non sia così? Non credo.
Vacillo. E mai situazione è stata più imperdibile di questa.
Sono qui, sono a questo punto, ora. Con te. E non vorrei essere da nessun'altra parte.